Vito Lo Re e le sue nuove passioni | Gocce di spettacolo

Vito Lo Re e le sue nuove passioni

Vito Lo Re, compositore, direttore e adesso compositore, ci racconta la sua storia e come nasce una colonna sonora.

Vito sei compositore, direttore d’orchestra e adesso un album. Come mai?

Perché, come hai detto, sono principalmente un compositore. Negli ultimi anni ho lavorato in diversi ed estremamente eterogenei campi musicali: ho diretto opere liriche, ho arrangiato canzoni pop, ho aperto una casa editrice musicale, ho partecipato a programmi televisivi, ho diretto e inciso dischi di altri.

Tutte queste attività sono ovviamente molto gratificanti ma hanno tutte un limite comune: hai dei referenti da accontentare (il produttore, il direttore artistico, il compositore della musica che arrangi o registri). A un certo punto però ho sentito la necessità di mettere un punto e a capo. Per farlo necessitavo di un progetto grosso e ambizioso come “35 mm”, che mi desse la possibilità di esprimermi con nessun altro limite che non quelli che io stesso decidevo di impormi. E l’ho fatto con due mezzi espressivi – la grande orchestra sinfonica e la scelta della musica strumentale e non vocale – estremamente difficili. Come detto però, dopo aver fatto tanti progetti “altrui”, volevo cimentarmi con un progetto totalmente mio e che fosse una vera e propria sfida perché se non ti rimetti continuamente in gioco e ti accontenti di non uscire dagli ambiti che conosci bene, non crescerai mai artisticamente.  

Album dal titolo suggestivo, perché?

Ovviamente anche in una scelta artistica libera devi porti un filo rosso comune: per me è stata la musica di ispirazione cinematografica- Ho scritto cioè 23 brani che, col “pretesto” di suonare come delle colonne sonore (anche se non lo sono), parlassero di me. Sono quindi brani anche molto diversi tra loro, con sensazioni ed emozioni diverse (la gioia, la paura, l’avventura, la tristezza, la speranza, il dolore…) che parlano della mia vita. C’è sicuramente qualcosa di psicoanalitico in un progetto del genere: andare avanti senza paura di guardarsi indietro.

Come si fa a creare la colonna sonora giusta per un film?

 

E’ estremamente difficile, devi anche lì accontentare tante persone, ma soprattutto il regista. Alla fine, la colonna sonora “giusta” è quella che convince il regista il quale, essendo però raramente un musicista, può anche farti delle richieste musicali che lui crede ri riferiscano a un determinato genere o a un certo linguaggio estetico-musicale ma poi scopri che non è così e devi ricominciare tutto da capo. Più e più volte. Ma fa parte di questo mestiere.

Ce ne sono di memorabili. Quanto conta la musica all’interno di un lungometraggio?

Conta talmente tanto che i registi che ne fanno a meno si contano sulle dita di una mano. D’altronde è risaputo che Nietzsche diceva che la vita, senza musica, sarebbe un errore. Io non riesco proprio a immaginare la mia, senza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Amazon Prime