Milano: Teatro out, dal 14 gennaio Uno, nessuno e centomila

Milano: Teatro out, dal 14 gennaio Uno, nessuno e centomila

Dal’14 gennaio al 6 febbraio debutta Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, per la regia di Lorenzo Loris e l’adattamento di Renato Gabrielli. Lo spettacolo, in prima nazionale, è frutto della coproduzione tra il Teatro Out Off, dove lo spettacolo va in scena, e MTM – Manifatture Teatrali Milanesi. Una collaborazione tra due teatri storici per la città di Milano, due teatri che hanno un vissuto condiviso e uno sguardo comune verso il futuro.

 

Il protagonista dell’opera, Vitangelo Moscarda, uno dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano, nella rielaborazione drammaturgica di Renato Gabrielli si triplica, dando vita a tre personaggi distinti. “Abbiamo cercato di trasformare” dice Gabrielli “quello che effettivamente è un monologo, in un dialogo. Il risultato è un dialogo interiore tra diversi aspetti della stessa figura narrante, che nella nostra ipotesi si divide in tre”. L’azione scenica parte dall’ultimo capitolo del romanzo, quello in cui il protagonista è rinchiuso in Istituto, qui dalla sua memoria emergono voci che evocano come in un lungo flashback tutta la sua vita.

 

 

Dalle note sull’adattamento di Renato Gabrielli

Il nostro Uno, nessuno e centomila si basa esclusivamente e fedelmente su brani del romanzo di Pirandello, non “riscritti”, né semplificati o attualizzati. Il materiale verbale è stato però riorganizzato in un montaggio drammaturgico volto a valorizzare teatralmente il processo di scomposizione della personalità che sta al centro dell’opera narrativa. Non si rappresentano cioè i personaggi che nel libro circondano il narratore/protagonista Moscarda, bensì tre incarnazioni dei “centomila” Moscarda in cui costui si avverte moltiplicato. Queste figure portano avanti l’azione scenica, evocando a turno i personaggi esterni, alternandosi e spesso contraddicendosi a vicenda nel racconto.

Moscarda Uno è il titolare del corpo di Moscarda e della sua aspirazione a un’impossibile autenticità e comunione con la natura. È la figura centrale, su cui fa perno l’azione scenica. Tenderebbe a uno stato di quiete solitaria, che è continuamente disturbato o sconvolto dalle intromissioni di Moscarda Due e Moscarda Tre. Moscarda Due, voce critica e beffarda, è l’”estraneo inseparabile da me”. Giudica e contraddice Moscarda Uno a ogni pie’ sospinto. Nella rievocazione di alcuni episodi, assume provvisoriamente l’identità di altre figure maschili. Moscarda Tre, donna, tende sempre a provocare, disorientare, eccitare Moscarda Uno. Dà anche corpo e voce alle importanti figure femminili del romanzo.

La struttura drammaturgica è circolare. Lo spettacolo comincia in uno spazio vuoto: l’aperta campagna fuori dall’ospizio in cui Moscarda Uno si è lasciato confinare. Siamo alla fine del romanzo. Moscarda Uno sfoglia placidamente un libro, in presunta comunione con la natura. Ma il suo poetico abbandono a un vivere irriflesso è disturbato da Moscarda Due e Tre, che rammentano a Uno il suo stesso nome, e poi frammenti di tratti anagrafici suoi e degli altri personaggi. La memoria e il racconto s’impongono a Uno quasi suo malgrado. Due e Tre ricostruiscono la sua storia, ripercorrendo, con qualche elisione, lo sviluppo narrativo del romanzo, fino a tornare all’epilogo nell’ospizio. Diversamente dalla situazione iniziale dello spettacolo, quella finale vedrà però Moscarda Uno liberarsi dall’invadenza di Due e Tre, mentre la scena nuovamente si svuoterà d’ogni traccia di memoria – e della sofferenza che alla memoria s’accompagna.

 

silvestra sorbera

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