Lutto Perinatale: Supermamma Wendy ci racconta il su percorso

Lutto Perinatale: Supermamma Wendy ci racconta il su percorso

Nella giornata del lutto perinatale intervistiamo Wendy, conosciuta sul web come SupermammaWendy che condivide con noi e con voi la sua storia.

Wendy ci racconti la tua esperienza? 

Questa e’ la nostra storia.

Era settembre 2014 quando feci il mio primo test di gravidanza, piena di attesa, ansia, emozione e dopo aver visto quel positivo…gioia, incredulità, paura e amore esplosero nel mio cuore.

Dopo 9 anni di fidanzamento e un anno di convivenza,stavamo formando la nostra famiglia, il frutto del nostro amore era lì, in quel positivo, nel mio pancino e noi eravamo increduli. Io stavo ancora finendo di studiare per laurearmi per la seconda volta, avevo da fare esami, tesi di laurea, finire il tirocinio ma non mi importava, stavamo vivendo il viaggio più bello della nostra vita.

La gravidanza inizio con i soliti malesseri: nausee, cali di pressione ma nulla di più.

I mesi passavano, il pancino cresceva e intorno al quinto mese scoprimmo di aspettare una femmina, la nostra Emily.

Nel frattempo, i medici ci dissero che era un po’ più piccola della norma ma nulla di grave, mi avrebbero monitorato più spesso per controllare la crescita e così fu.

 

Ogni 3-4 settimane facevo ecografia ed ecodoppler per monitorare i flussi delle arterie uterine e del cordone ombelicale.

Emily cresceva , sempre un po’ più piccola ma seguiva comunque la sua curva di crescita.

 

Superato il settimo mese tirai un sospiro di sollievo, perché la mia paura era che potesse nascere prematura e quindi rischiare la vita, ma dopo il settimo mese pensai :” Emily dai che tra poco sarai tra le nostre braccia”.

Mi sentivo più serena, continuavo a fare ecografie di controllo e finalmente arrivò il giorno del termine, alle famose 40 settimane, giorno in cui feci ecografia con ecodoppler  e tracciato di controllo, tutto a posto.

A 40 settimane e 4 giorni riandai nuovamente in ospedale per fare ecografia con ecodoppler e tracciato di controllo, tutto perfetto , anzi la dottoressa mi disse che dall’ ecografia si vedeva che Emily faceva gli esercizi respiratori, era pronta per nascere.

La dottoressa che mi visito mi disse :”se non partorisci entro domenica, ( cioè pochi giorni dopo che sarei stata a 41 settimane ) vieni direttamente in pronto soccorso che ti ricoveriamo”.

Vi svelo una cosa che non ho mai raccontato nemmeno su instagram ( dove ho ampiamente parlato del nostro lutto perinatale) …quel giorno quando mi alzai dal lettino dopo l’ecografia ebbi un brutto presentimento, ho pensato:”non e che se c’è qualcosa che non va a Emily, questa dottoressa non se ne è accorta?.”

Perché mi venne questo pensiero?

Non lo so, non so dirvelo nemmeno io ma così dal nulla lo pensai , un po’ mi spaventa e poi non ci pensai più.

Comunque tutto era pronto , la valigia, la cameretta, noi, tutto, tutto, tutto, mancava solo lei e io cercavo di captare qualche dolorino ma niente.

La sera dell’ ecografia verso le 23 mentre eravamo sul divano, Emily inizio a muoversi come mai aveva fatto, molto di più del solito, dava dei colpi molto forti, non gli diedi peso ma quelli furono gli ultimi calcetti e pugnetti che mi diede.

La mattina successiva mi svegliai, e accarezzai la pancia come facevo sempre per darle il buongiorno e lei solitamente poco dopo mi rispondeva, ma NULLA, mi alzai feci colazione e NULLA, tornai a letto e mi riaddormentai,al mio risveglio verso le 11 ancora NULLA.

Questa cosa iniziò a insospettirmi e lo dissi a Salvatore, così decisi di farmi una doccia e mentre mi asciugavo i capelli ancora NULLA, di solito Emily con il rumore del phone si muoveva, ma NULLA.

Andammo in ospedale, nel viaggio l’ansia e la paura salivano, io provavo a capire se la sentivo , lei si spostava con il sederino e la pancia si gonfiava dove il suo sederino spingeva ma sentivo che era un movimento passivo dovuto allo spostamento del suo corpo nel liquido amniotico.

Cercavo di capire se sentissi un colpo attivo ma niente, Salvatore mi chiedeva se la sentivo e io gli rispondevo:” non lo so amore, non riesco a capire”.

Andai in ospedale con l’ idea che mi avrebbero detto, non lo so che magari era in sofferenza e che avrebbero dovuto fare un cesareo d’ urgenza , che era normale che non la sentivo perché si stava incanalando, che ne so qualcosa del genere. Era la prima gravidanza, non sapevo cosa aspettarmi e non sapevo nemmeno dell’ importanza dei movimenti.

Arrivata in pronto soccorso un ostetrica mi accolse e provò a sentire il battito con quell’ aggeggio piccolini ma NIENTE.

Mi disse che mi avrebbe visitato la dottoressa per fare un ecografia e così entrai in quella stanza, mi sdraiai sul lettino, la dottoressa appoggio l’ ecografo.

Di fronte a me il viso di Salvatore era  preoccupato, teso, il tempo di capire che nel suo sguardo qualcosa non andava e subito la dottoressa mi appoggio una mano sulla gamba e mi disse:

“Mi dispiace non c’è più battito” ……….

………

…….

Nella mia mente il vuoto, pensai per un attimo:” Cosa?? In che senso?? Cosa vuol dire??”

Ma capii perfettamente a fatica che era tutto finito, stop, fine, il mondo ci crollo addosso e in pochi secondi entrai in una bolla, in un tunnel buio nonostante fossi lucida e ricordo tutto perfettamente ma mi sembrava tutto così SURREALE e ASSURDO.

mi scesero due lacrime, asciugai il gel dalla pancia , abbraccia Salvatore e cercai di calmarlo , lui scoppio a piangere non riusciva a fermarsi.

Mi alzai come un robot privo di sentimenti ed emozioni e andai davanti alle dottoresse e da quel momento fu come se nella mia mente si attivo il pilota automatico, spento il pulsante delle emozioni, attivato il pulsante della razionalità.

Chiesi alle dottoresse che cosa dovessimo fare e loro mi guardarono un po’ sconvolte come se pensassero che non avessi capito quello che stava succedendo, o per lo meno questa fu la mia sensazione perché io diventai proprio di ghiaccio.

Fredda, razionale, prova di emozioni parlai con loro che mi spiegarono che avrei dovuto partorire, che dovevo scegliere se far fare l autopsia a Emily  e che potevo scegliere se farmi ricoverare subito o il giorno dopo.

In quel momento avrei voluto sparire.

Salvatore ebbe l’arduo compiti di chiamare genitori e suoceri per dare loro la DEVASTANTE notizia, potete ben capire che dall’altra parte del telefono non avrebbero potuto capire subito sentendosi dire :” Emily e’ morta”.

Fummo ricoverati subito entrambi e mano nella mano iniziammo a percorrere quello che io definisco l’INFERNO.

Arrivarono i nostri genitori, cognati e fratello e io non riuscivo a piangere, sorridevo e abbracciavo e consolavo tutti.

Quando tutti se ne andarono, scoppiai in un pianto liberatorio, e quella notte fu tremenda , difficile e’ dire poco.

Sapevo che avrei dovuto dormire e riposarmi per l’indomani che avrei dovuto affrontare un parto ma come si poteva dormire?? Dormire 3 ore al massimo.

Il giorno seguente dopo 3 ore di travaglio con epidurale, nacque in silenzio la nostra principessa addormentata. All’ inizio non volevo vederla ero sotto shock, era tutto troppo per me, ma grazie al supporto fondamentale di mio marito e dell’ ostetrica me la portarono tra le braccia.

Quando la vidi il mio cuore scoppio d’amore, se prima la amavo senza averla mai vista, quando la vidi me ne innamorai follemente e il dolore si intensificò ampiamente.

Ad oggi sono felicissima di essere riuscita a vederla , tenerla tra le braccia e aver fatto una foto tutti e tre insieme, me ne sarei pentita tutta la vita.

Nessuno ci aveva suggerito di fotografarla , noi non ci avevamo pensato, ma grazie alla cugina di mio marito oggi abbiamo la nostra foto . Le sarò grata per tutta la vita per avermela scattata.

Che dirvi poi, da quel momento iniziò il periodo più brutto della nostra vita, un periodo buio, tutto in salita , difficile fatto di alti e bassi continui, fatto di grandissimo dolore e tantissimo lavoro per elaborare il lutto della nostra Emily.

Dopo un anno finalmente arrivò il nostro positivo, una gravidanza ARCOBALENO ( così si chiama la gravidanza dopo una perdita) che inaspettatamente iniziò come gemellare e che purtroppo continuò a 10 settimane come gravidanza singola.

Fu un altra grande batosta , diversa , ma una grande batosta, dopo tanto dolore ancora dolore.

Mi sentii nuovamente il cimitero dei miei figli, fu una gravidanza difficilissima, piena di paura e ansia di perdere anche lei , ma a dicembre 2016 e’ nata miracolosamente la nostra Nicol, la nostra bimba ARCOBALENO, la nostra RINASCITA, da li abbiamo ricominciato a VIVERE.

Poi a ottobre 2019 e’ nata la nostra seconda bimba arcobaleno, la nostra Melissa.

Ad oggi se mi guardo indietro non mi capacito di come abbiamo fatto ad affrontare tutto questo perche quando ci sei dentro vedi solo buio e una volta che ne esci vedi uno spettacolo accecante e mozzafiato , sì perché per noi le nostre principesse arcobaleno sono il nostro spettacolo mozzafiato, i nostri miracoli.

Sono fiera di noi e sono certa che da lassù lo saranno anche i nostri angeli, abbiamo sofferto tanto è vero ma abbiamo lottato , ci siamo rialzati, siamo rimasti uniti e oggi mentre vi sto scrivendo la nostra storia accanto a me ci sono le mie piccole che stanno dormendo tra le mie braccia e sono grata alla vita.

Se avessimo smesso di lottare ad oggi loro non sarebbero qui e io non sarei qui tra il loro profumo e i loro respiri e sempre con la nostra Emily e il nostro gemellino/ gemellina nel cuore.

 

Perche hai scelto di parlarne sui social?

 

Diciamo che non l’ho proprio scelto, e’ come se i social a esseri scelto me, e’  successo per caso , ho iniziato a scrivere qualche post su Instagram con la nostra storia è da lì ho iniziato ad avere sempre più mamme che mi scrivevano, sempre più mamme che si raccontavano. Il fatto di farle stare bene mi faceva piacere, mi riempiva e mi riempie tuttora il cuore di gioia e così non sono più riuscita a smettere.

Sapere che tramite la nostra storia e il mio profilo Instagram posso aiutare la fuori anche solo una mamma o un papà a sentirsi meno soli mi riempie di gioia, perché quando successe a noi pensavamo di essere gli unici al mondo e ci siamo sentiti incompresi e soli.

 

Hai creato dei gruppi di supporto giusto?

I gruppi di supporto li ho creati per fare sì che le mamme e i papà non si sentissero soli ma possano parlarne, confrontandosi con chi sta vivendo lo stesso dolore.
In questo modo parlano tutti la stessa lingua e si sentono compresi in tutto e per tutto senza sentirsi sbagliati, giudicati e senza sentirsi matti. A me non hanno aiutato perché quando e’ successo a noi non li conoscevo e non sapevo esistessero.

Il lutto perinatale è ancora tabù?

Sì ad oggi penso che il lutto perinatale sia ancora un grande tabù, c’è ancora molto da fare.

I genitori in dolce attesa non vengono minimamente messi al corrente di questa realtà e quando purtroppo succede non hanno idea di cosa possono fare, cosa non possono fare, non sanno come muoversi.

Gli ospedali sono ancora molto indietro, il personale non sempre e’ informato è formato su questa realtà e spesso per colpa della mancata formazione e della mancanza di informazione ad andarci di mezzo sono i genitori.

Spesso non viene proposto loro di vedere il loro bambino, non vengono fatte le impronte del loro bambino e non viene data la giusta assistenza e il giusto supporto nelle primissime ore di ricovero in ospedale.

Cosa consigli ai genitori che vivono il lutto perinatale?
Ai genitori che stanno vivendo in questo momento questo lutto DEVASTANTE, consiglio di fermarsi, prendersi il loro tempo per vivere a pieno il loro dolore.
Penso che solo vivendolo, toccandolo con mano fino alle sue profondità si può riuscire con il tempo ad elaborarlo
Consiglio di non restare soli, di circondarsi delle persone che veramente li amano e che possono supportarli e sostenerli in questo lungo periodo di elaborazione senza giudicarli, senza sminuire il loro dolore e senza farli sentire sbagliati o peggio ancora pazzi.
Consiglio di vivere le proprie emozioni senza tenerle nascoste o silenti ma di buttarle fuori con tutta la loro potenza.
Penso che trattenerle come erroneamente ho fatto io possa essere controproducente e dannoso.
Consiglio di farsi supportare psicologicamente da uno psicologo esperto in lutto PERINATALE, che li accompagni in questi lungo percorso di elaborazione del lutto, perché anche se agli occhi delle persone si volta pagina e si torna alla vita di prima, in realtà questo e’ un lutto a tutti gli effetti, contronatura e psicologicamente traumatico.
Penso che il supporto psicologico sia fondamentale per farsi guidare nelle diverse fasi che ci saranno da affrontare nei mesi a seguire ( senso di colpa, rabbia, disperazione ecc) .
Non e’ un dolore che passa in 2/3 mesi , serve tanto lavoro interiore e molto tempo, che varia da persona a persona , gli psicologi parlano di un tempo che va dai sei ai 12 mesi, per alcuni anche anni, non sentitevi anormali se dopo 6/ 8 mesi vi sembrera di essere ancora nel pieno del lutto , e’ normale . Il tempo dopo il lutto cambia , a noi sembrava fosse tutto più lento.
Consiglio loro di chiedere aiuto all’ associazione Ciao Lapo che nasce proprio per supportare i genitori che vivono questo lutto .
Consiglio loro di chiedere le impronte del loro bimbo/a in ospedale e di scattare una foto, la costruzione di ricordi e’ fondamentale per elaborare la perdita.
Consiglio loro di non smettere mai di lottare perché anche se ora e’ un dolore insopportabile, con il tempo e il lavoro interiore vi assicuro che farà meno male .

 

silvestra sorbera

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