Veronica Pompeo tra musica e teatro | Gocce di spettacolo

Veronica Pompeo tra musica e teatro

Veronica Pompeo, talentuosa autrice, ci racconta del suo nuovo lavoro tra musica e teatro insieme a testi importanti dela leteratura.
Veronica ci parli del tuo nuovo progetto?
Buon pomeriggio amici di gocce di Spettacolo… Parlare del mio progetto…è come aprire una scatola magica, o guardare in un pozzo di cui non si vede il fondo, o immergersi in un mondo parallelo, quello che ci parla di vite nascoste ma che ci sussurrano nel
profondo. No, no, nulla che abbia a che fare con l’aldilà, per quanto abbiano affiancato il mio lavoro anche ad ambientazioni di quel genere per il carattere forse cupo in alcuni momenti, o per la “stranezza” dell’uso che faccio della voce! Mi riferisco in realtà al mondo onirico e del profondo sentire, quello che chiudendo gli occhi, ognuno di noi, in silenzio può percepire. Ed è stato anche questo l’approccio che ho avuto nella
creazione ed incisione di questo lavoro. Credo infatti che l’elemento compositivo strettamente inteso abbia lasciato spazio alla “creazione emozionale”, seguendo, nell’atto della scrittura e realizzazione in studio, ogni singola intuizione scaturita dall’ambiente sonoro, letterario, e strettamente mio, rendendo l’opera, in aggiunta, una sorta di traslucido diario personale.

Un mix tra musica e teatro. Come si realizza?
Inizio col dire che “A Provincial Painter Moods” nasce come una estensione della musica di scena già composta e incisa dal pianista Domenico Capotorto per la commedia di Dacia Maraini “A provincial painter” andata in scena per la prima volta a New York il 25 febbraio 2017; come spesso accade fra amici, ci si confronta sui propri lavori, e così è accaduto tra me e Domenico. Dall’ascolto delle 6 tracce all’idea di sovraincidere la mia voce, con ulteriori composizioni appositamente create per questo progetto di musica e
teatro, il passo è stato breve. E da lì a fondere insieme la musica di Domenico e scaglie di parole del testo della commedia di Dacia Maraini alla mia voce, il passo è stato altrettanto rapido, o meglio…fluido, e inaspettatamente luminoso. Oso dire che riprendere in toto il testo teatrale e riportarlo in musica sarebbe stato sotto taluni aspetti, un’operazione forse meno originale per quanto impegnativa: avrei dato ad ogni
personaggio una voce identificando un range ed un timbro vocale per ognuno, avrei costruito un’ambientazione sonora, avrei pensato ad un’ouverture, a delle arie, duetti, pezzi d’insieme, avrei pensato al finale; ma avrei creato un’opera di teatro musicale, e non era questo il mio intento. Ho quindi rubato parole, scorci di esse, frugato atmosfere, annusato profumi, letto attraverso le parole, per quanto mi è stato possibile, gli umori dei protagonisti in scena facendo mio il testo teatrale in lingua originale e in italiano.
Il tuo progetto si sviluppa a partire da uno spettacolo di Dacia Maraini. Come collegare le cose?
Nello specifico del lavoro marainiano ho colto gli spunti che la scrittrice ha disseminato nella sua commedia per attori: gli umori sono diventati indicatori timbrico- vocali per la voce, i sentimenti e gli stati d’animo spunto per le scelte melodico-armoniche (l’utilizzo di terze minori discendenti in frammenti di melodia nella prima traccia ad esempio, ad indicare l’animo giovane quasi fanciullesco della protagonista in preda a dubbi esistenziali evidenziati da una voce “altra” che tenta di risollevarne l’animo, o ancora le
quarte ascendenti, l’intervallo “Universale” ad evocare fuga, un barlume di luce per la giovanissima artista), e per le “stravaganze”, per loro natura figlie per gran parte dell’estemporaneità, che hanno generato quel non so che di nuovo e “personale”, proprio del complicato e sfaccettato umano sentire.
Come mai un progetto così rivoluzionario?
Rivoluzionario…la ringrazio…sicuramente credo sia innovativo. Credo altresì che la vera rivoluzione del progetto risieda nell’aver deciso insieme al mio discografico ed editore, di accendere i riflettori su un lavoro che sia piacevole, che sia evocativo, che suggerisca intime atmosfere dell’anima e inviti il grande pubblico a non accontentarsi, nella vita come nella scoperta curiosa di bellezze “diverse”.

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