Vasco Barbieri e la sua doppia nascita | Gocce di spettacolo

Vasco Barbieri e la sua doppia nascita

Vasco Barbieri, musicista italiano con una storia particolare che gli permette di esprimere concetti profondi legato al suo io

Vasco, com’è stato il tuo approccio con la musica?

Diretto. Anche se, forse, all’inizio un po’ incerto. Lei era di là, sotto forma di pianoforte, nel salotto di mia madre e ogni volta per andare in cucina le passavo davanti. Avevamo un sacco di cose da dirci, finché una volta, mentre andavo a fare merenda, ero piccolo, avevo 8 anni, lei mi aprì un po’ lo sgabello e mi invitò a sedermi. Allora mi fece un sorrisone con tutti i suoi tasti, e io iniziai a suonarla. Avevamo un sacco di segreti da confessarci. Così un po’ lei mi aiutava ad esprimermi e un po’ io scoprivo la sua indispensabilità. Perciò fra una nota e l’altra siamo diventati grandi insieme e abbiamo deciso di non lasciarci più. Ogni tanto mi sgrida, ma mi fido di lei.  

Leggo “nato due volte”: che esperienza è stata? Hai ricordi legati a quel periodo?

All’anagrafe mi dicono che ho 34 anni, io me ne sento 7 in meno perché dopo il coma che ho avuto a causa di una caduta dal terrazzo a 7 anni ho completamente rimosso le prime esperienze. Del coma ricordo ‘la luce infondo al tunnel’: stavo salendo lungo queste bianche scale, stile Cenerentola, e volevo arrivare in cima a quella luce chiarissima che mi attirava come un bagliore; poi intorno arrivava una voce in coro che mi ricordava che non era la mia ora. Quando poi ci sono arrivato, alla luce, sono ricaduto in me e ho aperto gli occhi nella sala rianimazione dell’ospedale. La sensazione che mi è rimasta, e che mi accompagna ogni mattina quando riapro gli occhi, è di rinascita. Ho riaperto gli occhi il 30 aprile, allora sono rinato. La prima volta invece ero nato il 6 agosto, quindi, come dice il detto “fango di maggio, spighe d’agosto”, l’ho sempre interpretata come un ritorno alla terra, una forma di rinascita! 

Chi ti ha trasmesso la passione per la musica?

La musica è arrivata da sola, nella mia famiglia hanno sempre tutti provato a farmi fare un lavoro, come possiamo dire, più ortodosso. Anche se col tempo ho scoperto che la musica può avere un ruolo come la medicina e la giurisprudenza, può cioè far stare meglio le persone e farle ragionare come si deve. Poi ho scoperto anche che nella famiglia di mio padre la passione per la musica, oltre a mio nonno che è stato cantautore, risale sino alla mia bisnonna che era arpista. La passione per la musica è, infine, rimasta perché è grazie a lei che riesco a sentire il calore del sole anche quando fuori piove e mi ha permesso di mettere in ordine quel macello che sono sempre stato. 

Questo tuo ultimo lavoro come nasce?

“A little bit of present”è una canzone nata in reazione ad un bisogno che ho sempre avuto, per sentirmi nel qui ora adesso. E’ apparsa dopo l’università, quando non potevo più essere lo studentello che seguiva solo i suoi ritmi e non avevo ancora un cartellino da timbrare. Mentre cercavo lavoro e immaginavo l’uomo che sarei potuto essere, questa canzone mi è scaturita dalle dita che saltellavano sulla tastiera e, appresso, il testo che mi suggeriva di stare calmo e fidarmi più di me stesso. Questa canzone è nata per ridarmi fiducia e spronarmi a credere di più in me stesso.   

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