“Shylock” a teatro dal 17 al 19 febbraio | Gocce di spettacolo

“Shylock” a teatro dal 17 al 19 febbraio

Shylock, spettacolo dell’autore e attore inglese Gareth Armstrong, è l’unica incursione fuori dalla Sicilia della rassegna PALCO OFF, è inserito in stagione in quanto vincitore del Festival Milano Off 2016.

Shylock, acclamato al festival di Edimburgo e poi replicato in tutto il mondo mette in scena uno spin-off del Mercante di Venezia di Shakespeare. Chi era realmente l’ebreo Shylock che rivendica la sua libbra di carne dal petto del protagonista? Tra situazioni esilaranti, travestimenti, incursioni e rimandi, Shylock è un Mercante di Venezia come non lo avete mai visto.

Il coltello affilato, gli occhi iniettati di sangue, il naso adunco e una parrucca rossiccia che gli da un aspetto diabolico. Oppure, una semplice tunica nera e un portamento nobile ed elegante. Nel primo caso, il villain rivendica la sua libbra di carne suscitando le risa e lo scherno del pubblico, nel secondo la sua pietà. Comunque sia, si tratta sempre di uno dei personaggi immortali partoriti dal genio di Shakespeare: Shylock. Ma chi era veramente l’ebreo del Mercante di Venezia?

Un uomo solo, senza amici, un padre abbandonato e pieno di rabbia. Un personaggio controverso, capace di dividere la storia, che in alcuni casi ne ha fatto un baluardo dell’antisemitismo, mentre in altri l’esempio prediletto per vivaci discussioni sulla questione ebraica. Come è possibile, dopo tanto parlare, rappresentare, riscrivere e riadattare questa icona del teatro, confrontarsi ancora con Shylock?

Nel suo monologo del 1998 – straordinario successo di pubblico a Edimburgo, e poi un decennio di repliche in tutto il mondo – Gareth Armstrong opera una scelta semplice e allo stesso tempo esilarante: fare uscire Shylock di scena. A parlare di lui è qualcuno che in pochi ricorderanno: Tubal, quell’ebreo “della stessa tribù” di Shylock a cui Shakespeare dedica nel Mercante non più di otto battute. A lui il compito di ripercorrere la fitta trama del Mercante di Venezia, nel tentativo di riabilitare la figura di Shylock, di rivelare, con incredibile ironia, l’uomo dietro il personaggio, vacillante sotto il peso di un mito troppo grande per lui. Tubal si prende così il suo momento di gloria, la sua opportunità per riscrivere la storia dal suo punto di vista.

Il merito è di certo nell’acume del testo, ben tradotto da Francesca Montanino, ma ancor di più in un’idea di messinscena povera ma fulgidamente semplice e funzionale, e nella presenza di un attore sincero, gradevole, in grado di tenere in mano l’attenzione di un pubblico reso partecipe e di offrire chiavi di lettura multiple che fanno riflettere sulla narrazione dei miti contemporanei. Ottimo ritmo e piccole invenzioni come lo Shylock animato come burattino dai tratti “tipici” del ricco ebreo fanno il resto, per un bel pezzo di teatro indipendente adatto a tutte le età. A patto che a tutte le età ci si conservi aperti a notare i dettagli della rappresentazione, a giocare ai ruoli di chi ascolta, chi impara e chi completa una storia in un sincero atto di relazione.

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