Milano: I WILL SURVIVE fino al 17 a teatro | Gocce di spettacolo

Milano: I WILL SURVIVE fino al 17 a teatro

Fino al 17 febbraio, va in scena a Campo Teatrale (Milano), lo spettacolo I will survive, nato dalla collaborazione tra Qui e Ora e i Fratelli Dalla Via.
Tre donne, tre storie di sopravvivenza al quotidiano, raccontate con la profondità,
l’ironia assurda e lo sguardo affilato a cui ci hanno abituato i lavori sia dei Fratelli
Dalla Via (premio Kantor 2010, premio Scenario 2014) sia della compagnia Qui e
Ora (finalista premio In-box 2017).
Samuela, Sofia e Asia si trovano in fila in uno strano ufficio pubblico e aspettano che
venga chiamato il loro numero per chiedere un risarcimento per i fallimenti delle loro vite.

Sofia Lavinia Uboldi (Francesca Albanese) chiede “il reintegro di un punto di maturità e
relativo risarcimento per mancata qualità della vita”. Un 59 al posto del meritato 60 ha
portato la vita di Sofia in binari tutti sbagliati, quel sessantesimo mancante si rivela ben
presto un vuoto incolmabile.
Samuela Viviana Baldisserotto (Silvia Baldini) chiede un “Certificato di attribuzione di un
padre facente funzione”. Un padre anche alcolizzato, anche avariato, nullafacente o super impegnato, un padre barbuto che cambi il corso della sua vita e quella di suo figlio.
​Asia Selvaggia Baldazzi (Laura Valli) di rimostranze ne ha parecchie, e infatti ha scritto
all’istituto 743 reclami, senza avere risposta. La sua richiesta è “un certificato di morte con possibilità di nuovo inizio. In particolare. Nuova carta d’identità, nuovo indirizzo di
residenza, nuovo sta to civile, nuovi segni particolari e nuovo nome”. Chiede, insomma,
una nuova vita.
Tre donne, molto diverse tra loro, vengono avvicinate dal caso, fino a scontrarsi. Ben
presto capiamo che solo una di loro avrà diritto al risarcimento. Come andrà a finire? Chi
vincerà la battaglia? Ma è proprio sempre necessario vincere?
Nei videogiochi di una volta avevi tre vite. Se sbagliavi, servivano altre monete.
Oggi, puoi giocare gratis all’infinito senza andare al bar. Ma la vita, nella sua essenza, è rimasta quella degli anni ottanta: si muore una volta sola.
Eppure, con le sue monetine nelle tasche, l’umanità resiste. Combatte, lotta, si dibatte, a volte si lascia vivere, altre viene travolta.
È un’apocalisse mai catastrofica fino in fondo, un disastro continuo e patinato nonostante i soldi che mancano, i figli adolescenti, la casa che non c’è o costa troppo, il lavoro che consuma, il corpo che va a pezzi e non sai più come tenerlo insieme.
C’è differenza fra vivere e sopravvivere?

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