Mater Dei, a teatro da domani | Gocce di spettacolo

Mater Dei, a teatro da domani

Libera variante sul tema del mito, Mater Dei, testo inedito di Massimo Sgorbani, uno dei
drammaturghi italiani contemporanei più apprezzati, ha come protagonisti una madre e un figlio, collocati in un tempo immaginario e in un luogo altrettanto immaginario.
Chi parla è la madre, vittima della violenza di un dio che, attratto dalla sua bellezza, è sceso sulla terra sotto sembianze animalesche e l’ha posseduta. La gravidanza, iperbolica e paradossale, genera ben tredici figli, tutti dotati dei paterni attributi divini, tranne l’ultimo. L’ultimo è forse un dio mancato, debole, troppo umano, o forse è la parte più antica di noi, quella prelogica, è il mugghiare che precede il logos, è la verità che sta nelle cose, non nel loro nome. La madre ha dedicato la sua vita a nasconderlo e proteggerlo, ma ora qualcuno sta arrivando a prenderlo, qualcuno intenzionato a “correggere l’errore”.

Nel tempo di questa attesa si svolge l’azione drammatica. Un flusso di parole laico, erotico, scandaloso, ipnotico, che oscilla instabile tra la paura di regredire nel Caos e
l’affermazione del Mito.
Giorgia Cerruti, regista e attrice della Compagnia, descrive così l’incontro con la scrittura di Sgorbani: «Mater Dei è un’opera a mio avviso rara oggi nel panorama della drammaturgia contemporanea: Massimo ha il dono poetico, tratta la superficie delle parole come un’alchimista che fa brillare la natura profonda dei metalli; la parola non è svilita a segno ma ci regala “l’ebbrezza dell’incomprensione” (citando l’autore)».
La fusione tra la drammaturgia di Massimo Sgorbani e l’identità artistica di Piccola Compagnia della Magnolia si avvera nel segno di alcuni comuni denominatori. Lo studio delle radici (familiari, cosmogoniche) è per Magnolia studiare il sangue, i rapporti primari di parentela, i rapporti senza mediazioni, di rito e mito, l’interazione della parte con il tutto.
Mater Dei si colloca tematicamente e stilisticamente come prosecuzione di senso all’interno questa ricerca, ma per la prima volta la Compagnia affronta la drammaturgia di un autore vivente.
​Conclude Giorgia Cerruti: «Per noi attraversare quest’opera significa continuare un cammino che da più di un decennio trova la sua vitalità in un lavoro immersivo dell’attore: un paesaggio scenico dai tratti antinaturalistici, dove le partiture vocali e fisiche inseguono una sintesi tra ricerca formale e densità emotiva. Un teatro che cerca di mettere al centro del lavoro un tempo sacro abitato da figure poetiche. Immaginiamo l’incontro con il pubblico come un momento rituale estraneo al quotidiano; un
tempo “altro” in cui ci si riunisce – spettatori e attori – per cercare il vero nella finzione».

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