Massimo Popolizio: «Il teatro di parola non è vecchio ma è la nuova avanguardia artistica» | Gocce di spettacolo

Massimo Popolizio: «Il teatro di parola non è vecchio ma è la nuova avanguardia artistica»

Massimo Popolizio, genovese di nascita, romano di adozione, girerà  i teatri italiani con “Il prezzo” di Arthur Miller, insieme ad Umberto Orsini (per saperne di più). Dopo il teatro lo rivedremo in televisione nei panni del Generale Cadorna e poi di nuovo con Beppe Fiorello.

Massimo con “Il prezzo” avete deciso di mettere in scena una delle opere meno conosciute di Miller perchè?

In effetti “Il prezzo” è una delle opere “minori” se così vogliamo chiamarle. Fino a qualche tempo addietro mancava una vera e propria traduzione del testo, ci ha pensato l’editore Einaudi a realizzare una traduzione che potesse essere fruibile nel migliore dei modi.

Come procede la rappresentazione di quest’opera? Tu sei attore ma anche regista, una duplice veste impegnativa?

Bene, benissimo, andremo in replica in tutta Italia toccando grandi città e piccoli centri. Un totale di centotrentacinque repliche, non è poco se si considera che stiamo parlando di un testo non semplicissimo. Il mio doppio ruolo mi ha permesso di vedere l’opera nel suo insieme. Io non nasco regista, diciamo che avendo lavorato con tanti ottimi registi sono riusicto ad imparare qualcosa. L’esperienza de “Il prezzo” mi ha permesso di mettermi per prima cosa dalla parte del pubblico che ci guarda. Ho capito che tutti gli attori sulla scena devono parlare la stessa lingua per ottenere un buon risultato.

 

E voi lo avete ottenuto, i numeri parlano chiaro

Considera che in scena siamo pochissimi attori, la scena è ferma, statica, non si muove, siamo noi che con i nostri movimenti, il linguaggio, la storia che narriamo coinvolgiamo il pubblico.

Come si fa oggi a riempire i teatri?

Il teatro di parola, che ormai sembra una cosa vecchia, obsoleta, è invece il futuro. Il teatro di parola è il teatro d’avanguardia, è un teatro che si basa sulla fiducia reciproca di chi è in scena con te. Non è il singolo attore a creare il personaggio ma la coralità d’insieme che rende tutto omogeneo.

Ci racconti dello spettacolo?

Miller ci porta dentro la crisi Americana del 1929 ma allo stesso tempo, dentro una famiglia dove tutti hanno pagato un prezzo per essere quello che sono. Il mio personaggio per stare vicino al padre malato ha dovuto pagare in prima persona con la quasi costrizione del suo essere, mio fratello invece è un pescecane, uno che per la carriera è disposto a pagare qualsiasi prezzo. Ogni persona può immedesimersi in uno dei personaggi sulla scena. Il testo non vuole dare un giudizio morale. Tutti i protagonisti hanno ragione e tutti torto, è necessario spostare il punto di vista per renderesi conto delle scelte di ognuno e alla fine, se ci immedesimiamo di volta in volta nei vari personaggi non possiamo dar torto a nessuno. Tutti hanno ragione, ma dal loro punto di vista. Questo è un testo difficile, acuto e contemporaneo ma allo stesso tempo molto forte.

Forte come i personaggi che hai interpretato al cinema e in televisione. Mi riferisco a Falcone nel film “Era d’estate” e a Don Palma nella fiction mediaset “Il clan dei camorristi”

Si, due uomini forti che hanno combattuto la criminalità in prima persona. Il mio Falcone rappresenta solo il periodo dell’Asinara, quasi un esilio. Falcone era un uomo brillante, ricco di tante sfumature conosceva a memoria gli atti del maxi processo, beveva e fumava ed era allo stesso tempo un uomo rigidissimo. Anche Don Palma, che rappresenta uno dei preti che ha lottato contro la criminalità ha pagato con la vita. Due ruoli molto forti e importanti.

Senti una sorta di responsabilità sociale nell’interpretare questi ruoli?

Io faccio l’attore, presto me stesso per raccontare le storie di questi uomini diventati eroi con la loro morte, uomini che hanno lasciato un segno. Io cerco di avvicinarmi a loro, cerco di far passare un messaggio con un sorriso, uno sguardo, ma non posso sentire questa responsabilità altrimenti non lavorerei bene.

Dopo il teatro altre fiction?

Nel 2016 sarò di nuovo con Beppe Fiorello nelle fiction dal titolo “Io non mi arrendo” che parlerà della problematica legata alla terra dei fuochi, io sarò il cattivo di turno. E poi, interpreterò il Generale Cadorna sempre per una fiction Rai entrambe previste nel 2016.

 

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