Marco Rampoli regista dello spettacolo “Non sparate sulla mamma” ci racconta le varie sfaccettature sul tema | Gocce di spettacolo

Marco Rampoli regista dello spettacolo “Non sparate sulla mamma” ci racconta le varie sfaccettature sul tema

Marco Rampoldi, regista dello spettacolo teatrale Non sparate sulla mamma, ci racconta il suo nuovo lavoro e le varie sfaccettature tragicomiche che racconta .

Marco di cosa parla lo spettacolo? 
Di due mamme iperprotettive che sono in ansia perché i loro ‘cuccioli’, ormai adolescenti, stanno per conoscere l’amore fisico. E gelose e ossessionate dalla possibilità che i figli possano fare delle scelte sbagliate, mettono in atto un piano… moralmente discutibile.
 

Non sparate sulla mamma, il titolo sembra comico ma parla di argomenti anche importanti?  
Sicuramente pone il dito sui danni che un atteggiamento iperprotettivo dei genitori può causare ai figli. Ma ‘è’ comico, non ’sembra’!… tutto è giocato con un gusto per il paradossale che risulta esilarante.
 
Il testo è tratto da un dramma degli anni 60 ma è ancora attuale?
Assolutamente. Ha una modernità, nonostante l’aspetto piacevolmente retrò, che deriva forse dal fatto che negli anni 60 il teatro aveva una forza che ora è si è in parte persa.
 
Come le vede le mamme di oggi? 
Con Leonardo Manera ci siamo divertiti ad andare a porre a delle madri di varie età la domanda, che abbiamo usato come claim: “e tu cosa faresti per tuo figlio?”. Ne sono nate delle cose molto divertenti che potete trovare sulla pagina  www.facebook.com/raraproduzione. Si dichiarano non preoccupate, ma in realtà…
Già che siamo in tema social: se avete voglia di venire a vederci, sul sito www.raraproduzione.it, potete ottenere dei coupon per assistere allo spettacolo a prezzi scontati.
 
Un po’ pirandelliano come testo? 
Direi di no. Casomani è pirandelliana la mia scelta registica di far recitare alle attrici anche le didascalie (bellissime), per cui nasce un gioco di personaggio/maschera sociale, e un pizzico di metateatro. Questo è anche sottolineato dalla scenografia che riproduce con grande attenzione la sala di una delle protagoniste – che vive come se fosse “all’epoca in cui la Duse fu lasciata dal D’Annunzio” – ma ‘incorniciata’ dagli strumenti teatrali che servono per riprodurla: luci a vista, stand per sostenere le finte pareti…
 
Cosa l’ha coinvolto?  
Tante cose: l’originalità della trama, le caratterizzazioni perfette delle due protagoniste (peraltro rese benissimo da Stefania e Roberta), il linguaggio che è profondamente umoristico… Al di là della comicità di situazione, c’è una grande attenzione alla battuta… per cui, tra i vari aspetti, è impossibile non divertirsi!

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