Le spose bambine di Adolfo Durante | Gocce di spettacolo

Le spose bambine di Adolfo Durante

In questa domenica pre natalizia ci tiene compagnia Adolfo Durante con una bella intervista dove affrontiamo un tema molto importante, le spose bambine.

Argomento che Durante ha raccontato nelle sue canzoni

Adolfo il tuo è un testo impegnato?

Intanto mi preme sottolineare che il testo non è mio ma è stato scritto da Alessandro Hellmann, autore di tutte le mie ultime realizzazioni. È un testo che affronta in modo apparentemente semplice una piaga della nostra società, di fronte alla quale assistiamo impotenti senza riuscire ad affrontarla con determinazione. Nel brano musicalmente coesistono l’elemento infantile e l’incombere del dramma. È, infatti, un brano scritto come una filastrocca, per mettere in risalto l’innocenza delle vittime. Se all’inizio sono io a fare da tramite al racconto sonoro, la svolta è nel finale con un coro di bambine che danno voce alle protagoniste della canzone e che spingono a sofferenti e drammatiche considerazioni in chi ascolta.

Hai deciso di raccontare una storia ancora oggi scomoda? Perché?

Ci sono molte associazioni che denunciano da anni queste pratiche ma non è, evidentemente, sufficiente rispetto alle proporzioni del fenomeno. Occorrerebbe una consapevolezza da parte di tutti. Io ho sentito il dovere ma anche la necessità di sottolineare nella maniera che mi è più congeniale questa piaga, che coinvolge milioni di minori. Attraverso inchieste condotte anche negli ultimi tempi da vari giornalisti, non occorre andare troppo lontano dal nostro Paese per sapere di minori, la cui età compresa tra i 13 e i 17, originari del Bangladesh, del Pakistan, dell’India e dello Sri Lanka ma nati e cresciuti in Italia, che ad un certo punto spariscono. Abbandonano la scuola improvvisamente per volontà dei genitori, tornano nel paese d’origine della famiglia per sposare un parente più grande che nemmeno conoscono. Matrimoni combinati da famiglie povere, frutto di accordi con uomini ricchi e potenti. Nulla a che vedere con i sentimenti, la libertà, l’amore e soprattutto il diritto di vivere serenamente e senza ripercussioni psicologiche e fisiche la propria infanzia.

Le spose bambine sono tante, troppe. La musica può fare qualcosa?

La musica non ha mai risolto i problemi della nostra società, l’ha però raccontata e comunque non credo che debba avere l’obbligo di assolvere a questa tipo di compito. Ha però la forza di arrivare a milioni di persone che vanno ‘educate’ alla consapevolezza di quello che ci succede intorno: abbiamo il diritto ma anche il dovere di rispondere alla nostra coscienza. La musica può fare da tramite, permetterci di riflettere o non essere solo un elemento di evasione.

Cosa vuol dire per te “sensibilizzare”?

In parte penso di avere già risposto. Per me significa prendere coscienza e consapevolezza.

Hai altri progetti?

Se ti riferisci a tematiche legate ai diritti umani, non escludo che in futuro possano esserci altre canzoni: l’ho fatto con “È Questa La Notte”, in passato con “Una Voce Per Te” che trattava il tema riguardava i prigionieri di coscienza. Tuttavia, da qui ai prossimi mesi probabilmente no perché sono in procinto di uscire con il nuovo album, che in qualche modo racconta delle debolezze e delle virtù umane. Un altro modo per raccontare chi siamo e cosa stiamo diventando.

Per la foto si ringrazia ALESSIO CAGLIONI

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