Jake J. Meniani e il suo “picciotto” | Gocce di spettacolo

Jake J. Meniani e il suo “picciotto”

L’attore Jake J. Meniani ci racconta della sua carriera che supera i confini nazionali facendolo lavorare con grandi attori.
Jake come ti sei sentito a lavorare con dei big?
Lavorare con attori del calibro di Cillian Murphy e Adrien Brody è stato come vivere un sogno ad occhi aperti. Finalmente dopo anni di aspettative e speranze ho potuto condividere un set con questi divi del cinema. Ero sotto stress, e chi non lo sarebbe, ma ho fatto del mio meglio per non mostrarlo. Ero li per lavorare e volevo dare il meglio di me.  Adrien Brody é stato molto disponibile fin dall’inizio. Ascoltava quello che io e l’altro attore (Luca Zizzari) proponevamo per la scena e poi ne discutevamo insieme al regista. Sul set Adrien é un vero professionista e al di fuori del set é una persona favolosa e sorridente.

Ci racconti il tuo personaggio?

Il mio personaggio si chiama Federico. É un siciliano, appartenente alla famiglia Changretta cugino di Luca Changretta (Adrien Brody). Viene dalla Sicilia del nord, Palermo. Mi occupo del business familiare in Sicilia mentre la famiglia si é anche allargata in America, New York. Luca Changretta é un mafioso rinomato e pericoloso. 
Quando Arthur Shelby (Paul Anderson) uccide il boss Changretta, Luca si vuole vendicare. Per questo mi chiama. Lo raggiungo prima a New York e poi sbarchiamo insieme (con un piccolo esercito di picciotti) in Inghilterra. 
per Federico la famiglia é tutto e fa il possibile per mantenere alto l’onore del suo nome.  Ha un profondo rispetto per Luca Changretta e in qualche modo ambisce anche lui ad una posizione come la sua. 
Si fa quindi in quattro per farsi notare ed obbedisce a tutti gli ordini che gli vengono dati. 
Come ti sei trovato in questo ruolo?
Amo recitare i Picciotti…é già la seconda volta che mi ritrovo a farlo. La prima era nel film SALVO che ha vinto la Semaine de la Critique al Festival di Cannes nel 2013. Per quel ruolo avevo passato un mese a Palermo a studiare i palermitani.  Il ruolo di Picciotto é molto interessante. Lo vedo come un cane randagio ma che obbidisce solo al capo branco. Per lo meno cosi io l’ho preparato.  Ha rabbia dentro, é il suo motore oltre che all’ambizione di scalare la vetta per diventare un giorno capo.  Questa é la parte più negativa ma il picciotto, il “mio” picciotto, é anche un ragazzo che sente il bisogno di essere considerato. Fa di tutto per farsi vedere dal capo, ha bisogno di essere visto. Una sorta di grande fratello o padre che non ha avuto veramente. Cosi sceglie questa via anche se é una strada dalla quale non si torna mai indietro. 

Hai vissuto in molti posti?
La mia vita da nomade mi ha portato a conoscere tante culture, tanti modi diversi di approcciare la vita. Un senso di libertà, che come sono fatto io, stando fermo in un punto non posso avere. 
Mi porta a conoscere l’essere umano e questo é solo positivo per il mio lavoro di attore. Viaggiare, conoscere, vivere. Se non sei vivo dentro non attiri vita fuori.

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