Giulio Bianco: “Delayed è un album figlio dell’isolamento. Trasuda sicuramente sofferenza e malinconia, ma anche consapevolezza”

Giulio Bianco: “Delayed è un album figlio dell’isolamento. Trasuda sicuramente sofferenza e malinconia, ma anche consapevolezza”

Intervistiamo Giulio Bianco che ha da poco pubblicato un disco realizzato grazie al sostegno di Puglia Sounds (Programmazione P.S.Record 2020/2021, regione Puglia – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro).

Giulio, si tratta di un album molto sofferto?

Delayed è un album figlio dell’isolamento. Trasuda sicuramente sofferenza e malinconia, ma anche consapevolezza, amore, serenità e quel senso di libertà e di evasione che solo la musica riesce a darti. È il diario di un viaggio introspettivo iniziato a Marzo 2020, è la musica che mi ha fatto superare il lockdown. Delayed è poi anche una sorta di esperimento sociale.
Da sempre gli artisti cercano l’isolamento in fase di scrittura. Così mi sono chiesto come potesse cambiare la produzione di un musicista nel momento in cui l’isolamento non fosse una scelta consapevole, ma gli venisse imposto dall’esterno; ed è così che è iniziata la scrittura dell’album.

Come mai hai deciso di intitolare i brani come le città nelle quali avresti dovuto esibirti?

Il messaggio di Delayed è che la “Musica è lavoro”. Il mio intento, quando ho deciso di pubblicare i brani era quello di sensibilizzare gli ascoltatori alla complicata situazione del mondo dello spettacolo, purtroppo uno dei settori più colpiti in assoluto dalla pandemia. Mi piace raccontare di Delayed come di “un viaggio immaginario al posto di un viaggio musicale purtroppo mai intrapreso”.

Cosa hai provato nei primi mesi di lockdown?

La vita da musicista alterna periodi di tour super intensi a periodi più calmi di studio, scrittura e produzione. Ci sono giorni in cui hai difficoltà a capire in quale fuso orario ti trovi e rispondi nella lingua del giorno prima, altri in cui ti senti fermo da troppo tempo nello stesso posto ed hai una voglia matta di partire. Nelle prime settimane del lockdown mi sono reso conto di “aver del tempo in più”. Così mi sono in qualche modo rimesso in pari con i programmi arretrati, libri, serie tv, lavoretti, molta sperimentazione in cucina. Successivamente, è arrivata l’inquietudine, ma anche la voglia di raccontare musicalmente quello che stavo vivendo, ed ho iniziato a scrivere.

Adesso hai ripreso a esibirti?


Per fortuna si, il palco e i viaggi mi mancavano come l’aria. Non siamo sicuramente tornati ai livelli pre lockdown per numero di concerti, ma spero di vivere un’estate 2022 fatta di musica ed eventi.

Prossimi progetti?

Godermi il disco è utilizzarlo per sonorizzare delle immagini, sto lavorando in quella direzione.

silvestra sorbera

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