Doppia mostra su MARIO LATTES: 27 settembre a Torino; 29 settembre a Monforte d’Alba | Gocce di spettacolo

Doppia mostra su MARIO LATTES: 27 settembre a Torino; 29 settembre a Monforte d’Alba

«Il pennello di Lattes segue gli impulsi, le emozioni, gli abbandoni di una irrimediabile inquietudine». Così Vittorio Sgarbi nel 1988 ha descritto i lavori di Mario Lattes, editore, pittore, incisore e scrittore, ma anche ideatore di iniziative culturali, scomparso nel 2001. Una selezione di opere rappresentative della pittura e della poetica di questo eclettico artista, molte delle quali inedite e mai esposte prima, sono presentate nelle due sedi della Fondazione Bottari Lattes, per la mostra “Mario Lattes dall’informale al figurativo”, a Torino presso lo Spazio Don Chisciotte (inaugurazione giovedì 27 settembre alle ore 18) e a Monforte d’Alba presso la Fondazione Bottari Lattes (inaugurazione sabato 29 settembre alle ore 18).

 

La Fondazione Bottari Lattes, nata nel 2009 proprio per ricordare Mario Lattes e promuovere cultura e arte sulla scia della sua multiforme attività (conserva la biblioteca privata del pittore e l’archivio storico), dispone di una vasta collezione dell’artista, arricchita da nuove acquisizioni, dalla quale sono state selezionate le opere della doppia mostra.

 

Mario Lattes dall’informale al figurativo” espone una sessantina di opere di Lattes per ripercorrere un’avventura artistica poliedrica che abbraccia mezzo secolo di attività pittorica, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, e documentare i diversi modi espressivi e i numerosi interessi del pittore. A Monforte d’Alba si possono ammirare le opere di grande formato, mentre a Torino sono esposti i lavori di minori dimensioni, che, pur nel piccolo formato, sanno esprimere, quasi in maniera concentrata, tutta la poetica e l’essenza artistica di Lattes.

 

Artista raffinato, capace di dare vita a immagini oniriche, Mario Lattes ha sperimentato tecniche e linguaggi eterogenei, con i quali ha espresso il dolore dell’esistenza e la propria rivendicazione di libertà da ogni pregiudizio. La sua opera racchiude momenti d’ispirazione ora astratta ora espressionista, ora visionaria, per approdare a suggestioni visive, senza mai essere imprigionata in categorie o movimenti.

Dagli oli su tela o su carta, fino agli acquerelli, le tempere e le tecniche miste, i collages e i frottages, la produzione pittorica di Lattes si distingue anche per i temi affrontati: le contraddizioni della vita, il dolore e le difficoltà nella quotidianità, le memorie e la consapevolezza della propria frammentata identità, l’identità ebraica, la ribellione alle idee preconfezionate, alla volgarità delle mode. Imprescindibile per comprendere il suo immaginario visivo è la conoscenza dei suoi romanzi, delle sue letture e della sua collezione, poiché la sua creatività versatile si esprimeva con un incessante passaggio da un linguaggio all’altro. La sua opera pittorica dopo un iniziale periodo, è sempre stata figurativa, con valenze visionarie e fantastiche, tale da evocare illustri discendenze, da Gustave Moreau a Odilon Redon a James Ensor. La pittura, le incisioni e i romanzi sono legati da un forte filo conduttore, talvolta anche nella scelta di soggetti identici, trasfigurati dalla diversità dei mezzi espressivi. Tanto che, il critico d’arte Marco Vallora commentava nel 2008: «Lattes è sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente».

 

«Per alcuni artisti – spiega Vincenzo Gatti, collaboratore della Fondazione Bottari Lattes per le iniziative legate alle arti visive – l’operosa riservatezza, anziché volgersi in solitaria riflessione, nutre i nervi sensibili e le attenzioni: così accade per Mario Lattes, che vive lo scorrere del secolo passato con mente vigile, tra pittura e scrittura, osservatore visionario di una realtà sezionata in tutte le ambiguità e le inquietudini.

Questa rassegna, articolata nelle due sedi della Fondazione, si giova di varie nuove acquisizioni, assai significative per penetrare sempre più nell’universo interiore dell’artista e confermare come la sua opera pittorica sia costituita da frammenti di un discorso lungo quanto una vita, tessere di un mosaico esistenziale, in sé compiute ma al contempo indissolubilmente legate.

Anche le opere di piccolo formato, ben rappresentate allo Spazio Don Chisciotte, dimostrano, e anzi esaltano l’intensità e la concentrazione dell’ispirazione, come sempre accompagnata dalla curiosità attenta dello sperimentatore che non si ferma innanzi alle più ardite e disinvolte contaminazioni di tecniche, linguaggi, stili.

Si tratta comunque di letture intime, di suggeriti percorsi, di allusive memorie che devono essere colte con meditata attenzione, seguendo cioè l’invito di Lattes a indugiare prima di varcare la soglia, e poi inoltrarsi “oltre lo specchio” senza però mai attendersi rassicurazioni né illusorie consolazioni.

Nel 1969 il poeta Libero de Libero scriveva, acutamente, a proposito dell’immaginario del pittore: “…. certo, non è un luogo solare, e la traversata non è per sentieri docili né le soste avvengono lungo pianori sorridenti o in celestiali poggi. Ma le creazioni dell’arte non imbandiscono colazioni alle allegre scampagnate…”».

 

Tra le opere in esposizione a Torino: “Specchio”, 1969; “L’uccello impagliato”, 1969; “Periferia”, 1971; “Pipa e tabacco”, 1978. Tra i quadri in mostra a Monforte d’Alba: “Vento sulle colline”, 1955; “Natura morta”, 1959; “Testa”, 1965; “Natura morta con strumenti musicali”, 1962; “Cassettone”, 1966; “Merceria”, 1978; “Nudo di donna che dipinge”, 1989.

 

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